Ogni tanto, mentre leggo, mi piace fare una pausa e alzare gli occhi dalla pagina. Mi guardo intorno, o non guardo da nessuna parte ma mi nascondo nelle pieghe dei miei pensieri. A volte, aspetti e frammenti del mondo reale interrompono il flusso di parole concatenate che mi attraversano la testa.
Dall’altra parte della strada, A. aspetta. Indossa una polo a righe, ha con sé una sola valigia. Sapevo che avrebbe lasciato Zurigo prossimamente. Era finalmente arrivato il momento? Sembrava quasi improbabile, la valigia era davvero troppo piccola per contenere tutte le cose che a uno servono per vivere in una città come questa, in un posto come questo. Per diversi anni. Quindi forse stava solo andando in vacanza da qualche parte. Magari per un colloquio di lavoro. E poi sarebbe tornato?
Non cerco di farmi notare, però lo guardo intensamente e spero che mi veda, così posso dirgli ciao un’ultima volta. Ad un certo punto gira la testa nella mia direzione, così lo saluto con la mano, ma troppo tardi ormai. Non mi vede e la mia mano resta appesa per aria.
Cosa devo fare? Cosa succede se non mi vede e io non lo posso salutare e non mi ricordo quale sia l’ultima volta che ci siamo salutati ma ricordo solo quando non siamo riusciti a farlo? E che me ne importa? Non ci conosciamo neanche tanto bene. Ma è bello vedere una faccia amica di tanto intanto.
E prima che riesca a fare qualcos’altro arrivano i nostri bus che si allontaneranno in direzioni opposte.