gli spazi che occupavi

Ho trovato gli spazi che occupavi
per caso, nei momenti meno aspettati e
vulnerabili e
perciò ancora più difficili.

Ho preso gli spazi che occupavi
e mi sono imposta di distruggerne le pareti e gli angoli
di strappare loro il “verosimile” e lasciarli con il “potenziale”
e di sedermici in mezzo, su un immaginario pavimento,
per vedere come ci sto io, ora, da sola.

Ho reclamato gli spazi che occupavi
per renderli di nuovo miei
e metterci cose nuove, vecchie, che percepisco solo ora
fiocchi di muschio sul ponte
una farfalla bianca che vola a bordo strada
qualcuno che grida “a destra, qui!”

Ho riempito gli spazi che occupavi
con altri – tanti – spazi vuoti, dolorosi, malleabili
e ci ho messo me stessa, anche quando inciampo nei ricordi di un passato
dolceamaro
del quale ho tirato un arbitrario bilancio senza mezze misure.


Solo ora
che non occupi più quegli spazi di me
io mi ci avventuro e mi ci perdo
di nuovo.

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