acido

l’odore di mele fermentate sull’asfalto tiepido di fine estate
quando le serate non sono più lunghe ma i pomeriggi sono ancora caldi
e conservano l’illusione di una stagione ormai passata.

verde chiaro
il colore del riccio caduto a terra
ancora colmo di castagne – per metà cave – incolte
dal sapore pieno e pastoso
caldo conforto negli inizi autunnali

pungente
il profumo del fuoco un sabato pomeriggio
quando bagliori di un passato doloroso e potenziale riemergono in un batter d’occhio
e tu hai di nuovo quindici anni
– dodici anni dopo –
non è cambiato nulla
ed è cambiato tutto, intorno
ma non dentro
nel cuore che avevi dimenticato di avere.

affrettato
un caffè troppo caldo, bevuto velocemente
ad un tavolo di vetro con un angolo scheggiato
cosparso di polvere e briciole
prima di inseguire altri tavoli, altre briciole, altre schegge perse nel passato, da rincorrere nel presente.

C’è una nostalgia fondamentale nei panorami famigliari che si stagliano davanti ai miei occhi. Una presenza costante di un passato che credevo lontano, ma che d’altro canto è l’unico modo in cui io sono diventata ciò che sono ora
e l’unico motivo per cui alcune cose sembrerebbero non poter cambiare mai.

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