se esiste un modo di essere, di sentirsi
stabili, ancorati, immuni a folate di vento fredde
che sferzano un viso già rosso
le guance rigate di vergogna
e labbra piegate in una smorfia che dovrebbe essere precaria
ma lo è stata per troppo tempo.
se esiste un modo di essere
nel quale non si sentono le fondamenta tremare
coi tremori del mondo, e degli altri
e durante le collisioni con essi
come se il nostro mondo non fosse altro che
una farsa di contrasti
una festa di luci traverse
di suoni filtrati e ovattati
una valanga di conseguenze e detriti
di presenti e passati assortiti
che ci sommergono come onde infinite di un mare troppo grande.
se esiste un modo di essere
leggeri
senza peso, senza gravità
e solo gravidi di idee che spiegano le loro ali nel cielo sconfinato
dello spazio della nostra mente
per un soffio di tempo
un granello cronologico sulla spiaggia del sempre.
se esiste un modo di essere
ampi come un panorama mozzafiato
veloci come una nuvola che si dissolve impercettibilmente
e fragili
resilienti
aperti
qui
io
e