“quasi” è il modo in cui mi sembra di descrivere il mondo intero. Vorrei dire: il cielo è “quasi” limpido, ma c’è una foschia leggerissima, un velo di bruma grigiastra, ci sono le scie degli aerei che sottolineano stelle invisibili e lontane. Vorrei pensare: ci sono “quasi”, ma non so quanti minuscoli passi in tutte le direzioni sbagliate mi mancano per arrivare da qualche parte in primo luogo. Vorrei saper quantificare le incertezze più precisamente del “quasi”, del “ad un certo punto”, e dare data, ora, minuto e secondo. Vorrei descrivere i dettagli, e invece le mie immagini sono sempre solo “quasi” esatte, ed i pixel della realtà si illuminano a seconda delle parole che uso, ma a volte restano spenti, celando informazioni preziose che avrebbero cambiato l’immagine intera.
quasi quasi resto qui, in una piccola bolla che capisco e che conosco, e scruto il mondo terribile e meraviglioso con curiosità, ne accarezzo i contorni con cautela, a volte ci infilo una mano ma poi la tiro fuori per paura di farmi male.