domande

chi sono? dove vado? e come ci arrivo?
cammino piano, senza far rumore, o inciampo in radici invisibili comparse all’improvviso, come se la vita avesse deciso di farsi beffe di me, improvvisamente? mi muovo con movimenti lenti, accurati, studiati, oppure riempio lo spazio con le mie estremità, percepisco il mondo coi polpastrelli, la pelle scoperta, i piedi nudi? quando si presenta un’opportunità, balzo o pondero? di fronte a parole d’amore o d’indifferenza, sento la pelle d’oca, sento qualcosa in primo luogo, o butto nebbia sulle mie reazioni che non so dove collocare? come gestisco le informazioni, la loro assenza, il modo in cui penetrano i miei pensieri, la mia postura, le mie voglie? se la vita mi sussurra qualcosa, se mi suggerisce le risposte soffiandole nel mio cuore, io la ascolto? come faccio l’inventario delle mie forze, quando prosciugo le mie energie per compiere il semplice atto di esistere? dove dirigo il mio sguardo nei momenti di tempo perso? dimoro dentro di me, o altrove, in un luogo che non mi appartiene e al quale non appartengo?

Sibilo le risposte a queste domande tenendo i denti stretti, ma sono voci che mi urlano dentro, che mi lacerano l’identità, che strappano brandelli di me e li spargono in giro, tenendoli per fili sottili come aquiloni straziati dai quattro elementi. Quando viene una folata di vento, i miei pezzettini volano inermi in balia dell’aria. Inspiro, mi espando quasi fino a scoppiare. Espiro.

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