non sarà come la pizza del ristorante
ti dissi. Non t’importava.
Srotolammo l’impasto appiccicoso sulla teglia
staccandolo piano piano con le dita — tu ti spazientisti
ma mi guardavi fare. A me la tua impazienza divertiva.
Discutemmo se fare una pizza bianca o no
— non volevo aprire un litro di passata per lasciarla in frigo a fare muffa,
ma chissà, magari ci avrei fatto una pasta al sugo, ad un certo punto, nei giorni seguenti? —
e così aprii la bottiglia di passata rossa, vellutata, la spalmai
con il dorso di un vecchio cucchiaio, con cura, raggiungendo i bordi dell’impasto,
ma senza lasciare uno strato troppo spesso. Dissi:
ne serve sempre meno di quello che uno si immagina
e avevi ragione, avevo usato forse, massimo, un quinto della bottiglia di passata.
Tagliasti le zucchine in rondelle troppo spesse per i miei gusti,
ti feci lasciare una striscia di pizza senza zucchine
solo con la passata
così che potessi averla tutta per me.
Ti chiesi: ce li mettiamo i pomodorini? Dicesti di sì — ma solo sulla parte con le zucchine —
e allora ne lavai un paio, li tagliasti per il lungo e mettesti le metà in bocca, ad una ad una,
succhiando la polpa, e riponesti il pomodorino spolpato con cura a metà strada
tra rondelle di zucchine
come una conchiglia spoglia, un guscio rosso sopra il rosso di un mare di sapore, lo stesso sapore
in un’altra forma.
Cuocemmo la pizza per dieci minuti, poi aggiungemmo la mozzarella
— era abbastanza? Dovevamo tagliarne di più? —
e dentro in forno per altri minuti, questa volta non li contammo,
ma ti accovacciasti di fronte al forno per scrutare il lento sciogliersi delle macchie bianche,
come rilasciassero acqua, forse stranamente, e ci chiedemmo se quelle macchie si sarebbero
mai trasformate in bolle pulsanti? Sì, e a quel punto avremmo tirato fuori la pizza
— ti si sarebbero appannati gli occhiali, avresti imprecato, io l’avrei trovato divertente —
e avremmo discusso per qualche minuto se rimetterla in forno, non eravamo sicuri che fosse cotta, sotto.
Ne mangiammo una fetta a testa, mentre il resto riposava al caldo,
spiluccai un po’ d’insalata.
A te, la pizza piacque assai. Eri così contento che mi ringraziasti più volte, dicesti che
ti era piaciuta moltissimo.
Io non capii davvero, per me era solo una pizza, nemmeno buona come la pizza del ristorante.
Però pur sempre una pizza.
Ripensai ai pomodorini spolpati, al loro sapore, una volta passati in forno, di pomodoro cotto,
ma dalla forma intatta. Era un sapore nuovo e curioso
— a casa mia i pomodori si cuocevano solo per fare il sugo, e perdevano la loro forma completamente.
Pensai all’estate che stava finendo, ai pantaloni lunghi, a tutte le cose che avremmo mangiato
in futuro.