Vivere, a volte, mi fa venire male al cuore.
Sento il mio cuore battere forte dopo rampe di scale
lo appoggio piano contro il cuore di qualcun’altro, e aspetto che si calmi,
che ritorni a battere in silenzio dentro di me.
Mi fa male il cuore un giovedì sera qualsiasi,
per un motivo qualsiasi,
una sciocchezza della vita di tutti i giorni,
e piango di felicità e di paura e di altre cose a me sconosciute.
Del mio cuore conosco le cicatrici profonde,
i suoi angoli bui che ultimamente rivisito spesso,
che illumino con la torcia delle mie speranze.
Il mio cuore mi parla, ed io oggi lo ascolto,
ma mi affatico, mi confondo.
Mi chiede di non tirarmi indietro e io gli dico di sì.
Mi butto dove mi indica lui.
Apro il mio cuore uno spiraglio alla volta
e poi tutto d’un colpo.
Dentro di me, sento sollievo, conforto,
la luce calda del sole bruciare sulle mie mani,
passare per il sangue nelle gallerie del mio corpo,
negli antri del mio cuore vivissimo —
così vivo che quasi fa male.