la dimensione dell’intanto

Ultimamente, mi sono sentita intrappolata nella dimensione dell’intanto. La dimensione dell’intanto è uno stato mentale nel quale mi sembra di trovarmi quando ho l’impressione di vivere la mia vita, ma di stare aspettando qualcos’altro che invece non arriva. Per esempio: inizio progetti, vado in vacanza, faccio programmi, mi sento parte del presente, provo momentanee emozioni di felicità, frustrazione, appagamento, tristezza, liberazione, tutto ciò con me al centro, oppure al massimo qualche amicə, e allo stesso tempo, c’è una fettina di me, del mio carico mentale, che sta aspettando, che mi dice “tu tieniti occupata, fai altro mentre io qui aspetto il prossimo tassello della tua vita, qualcosa che muterà la prospettiva delle tue azioni, ecco, tieniti occupata senza dare l’impressione che in realtà, se potessi, saresti contenta di fare altro”.

La dimensione dell’intanto è colma di sguardi perfidi che mi suggeriscono che non sono abbastanza, io, così, da sola per i fatti miei. Che il mio presente non ha valore se non in luce del mio futuro – ma non un futuro qualsiasi, che ho deciso io per me stessa, bensì un altro futuro, qualcosa di molto concreto, preciso, e sicuramente migliore di quello che ho al momento, che viene dal fuori, dal mondo che mi circonda e nel quale sono cresciuta.

La dimensione dell’intanto, oggi, mi ha quasi trascinata via con sé. L’ho combattuta con calma, a tratti di penna prima e respiri veloci e profondi pedalando vigorosamente su per una collina poi, sentendo il vento che mi appiccicava la maglietta contro al petto, l’aria che seccava quasi istantaneamente il mio sudore, io, da sola, sulla mia bicicletta, dentro al mio corpo, fuori dalla mia testa, a poco a poco mi sono sentita meglio, più io, più ridimensionata, solo una persona, qualcosa di gestibile, ecco.

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