la venticinquesima ora

C’è un momento della giornata in cui il mondo perde le sue strutture ed il mio essere fluisce libero al suo interno. Dilaga, si adagia come una nebbia fredda vicino a terra, nasconde alcune forme e ne rivela altre.

L’altra notte, in un sogno, mi hai detto poche parole, non ricordo quali, ma ricordo che mi sono sentita subito a casa, e la mattina dopo mi sono svegliata in mille pezzi e singhiozzi.

Passano settimane e mesi, il tempo si slunga in un nastro infinito, è una brocca colma d’eventi, gesti, incontri. Io qui, tu lì, entrambi nei nostri silenzi, nelle nostre avventure separate, i nostri percorsi distinti.

Ho pensato – se noi fossimo insieme, da qualche parte, sarebbe nella venticinquesima ora della giornata: un luogo impossibile, tuttavia quasi necessario, fatto di tempo rubato ad altre storie più plausibili, tangibili, ad altre cose che non sono né sogni né speranze.

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