accovacciata scruti l’erba, i suoi fili finissimi,
la terra che vi si nasconde sotto,
immagini mondi sotterranei d’insetti,
realtà parallele microscopiche.
ti alzi piano, muovi passi verso il sole,
non sapendo cosa ci sia più in là
– ma non dubiti mai di avere il diritto di camminare nel mondo –
ti sussurri: sei al sicuro.
anche quando torni al salotto di un appartamento
di venti anni fa,
e ne ricordi i mobili, vedi ancora i titoli dei libri
messi in fila in una libreria che ti pareva enorme
– la televisione col tubo catodico, e quegli stessi tavolini
che ora stanno in un altro salotto, in un’altro appartamento,
in un’altra città, e si sono mossi nello spazio e nel tempo –
anche ora,
il polveroso silenzio di quei luoghi è carico di
significati e responsabilità.
piangi piano, di un pianto inevitabile,
del semplice lutto
di un’infanzia che non è stata.