C’è un timore fondamentale
che ha radici nel mio cuore
e allunga i suoi rami attorno al mio cervello.
Le sue foglie mi coprono gli occhi
i muschi che crescono sulla corteccia
mi tappano il naso
– ragnatele ornano la mia bocca.
Dentro alle mie orecchie
passano lunghe processioni d’insetti
– sulle mie guance si allungano
le ombre di questa natura.
Il timore fondamentale è un suono
improvvisamente vicino,
che rovescia il dentro facendolo
diventare fuori
per poi mandare indietro il tempo
come se non fosse successo nulla
– e tutto è immobile ormai
avvolto in una resina d’incertezza,
un bizzarro limbo sottosopra.
Il timore fondamentale è un uovo
vivo, da tenere caldo,
ma che si schiude improvvisamente,
quando appena si distoglie lo sguardo
– e cocci di guscio solido, e polveroso
allo stesso tempo, giacciono ovunque,
relitti abbandonati,
schegge del passato.
Il timore fondamentale
alberga nel mio corpo:
a volte tra le mie braccia,
altre tra le mie dita,
sotto ai miei piedi,
dietro alle mie spalle,
di fronte ai miei occhi
è sfondo immancabile della mia realtà,
non mi lascia,
non lo lascio –
mi aveva già detto tutto prima che
qualsiasi cosa potesse succedere,
ed io avrei dovuto essere prontə.