L’arcobaleno delle mie escrezioni corporee,
feci, sangue, urina,
secrezioni inevitabili di vita,
testimoni del funzionamento di un sistema
complesso e completo,
del mio corpo infranto,
sfibrato da mali altri sì
tangibili, sì
spiegabili,
paralizzanti tuttavia.
Porto una ferita inondata di dolore
liquido, denso, spinoso,
che mi brucia la pelle chiara
tesa sulla schiena,
morbida sul petto,
ed io così interə e sigillatə dentro me stessə
mi lacero di continuo
al suonar dell’alba,
e nel buio lungo della notte.
Se per caso sfioro il mio corpo col dorso della mano
mi immagino di essere un’altrə
mi sussurro piano una mia narrazione dell’anima
dei fatti, delle esperienze
– mi coccolo brevemente e poi
mi dimentico di nuovo di me.
Quando mi vedo il dentro da fuori
mi sento un enigma che ho smesso di decifrare
– e fuggendo da questi
quesiti fondamentali
non so ricompormi.