in un annuncio
ho visto il tuo appartamento
ma era l’appartamento di altri
nel tuo stesso palazzo.
vedere quelle foto
della dimora di altri
che ha lo stesso scheletro di casa tua
mi ha precipitata in
un abisso di (im)possibilità:
delle cose che non ci sono state,
ma che avrebbero potuto,
e delle cose che ci sono state,
e che ora non possono più essere
– la farina sotto ai miei piedi scalzi,
aprire le finestre al mattino,
passi all’indietro,
una pianta nuova,
quella lampada troppo in alto,
il tavolo coperto di briciole.
in quello sforzo involontario di nostalgia
si è annidata una tristezza lenta.