contorni

Rivisito spesso le parole del passato, testimoni e prove al tempo stesso di scadute versioni di me. Mi scruto da lontano attraverso i miei stessi filtri, le mie personali censure. Mi racconto a me stessə, decidendo cosa vorrò sapere e cosa no. Chiudo le mie emozioni dentro a frasi che non oso cambiare, lascio passare il tempo, fingo di dimenticarmi di me, mi ricerco, mi ritrovo. Io, metro di me stessə, mi misuro di continuo, voglio sapere di quanto sono cambiatə, in che direzione mi sono mossə. A volte mi chiedo perché lo faccio, ma il conforto della mia stessa esistenza mi è troppo caro. Per finire, rimango io, rimangono le mie parole ostinate. Forse per paura di dimenticarmi da dove vengo non so lasciarmi andare. Ho bisogno di orizzonti, di continuare a vedere. Un mondo di sola nebbia mi spaventa terribilmente. Quando fuggo il quotidiano in terre lontane, su strade sconosciute, con poche cose, mi sento liberə e fondamentale. Non serve molto per stare al mondo, ma tanto coraggio. Alla fine, superstite alla vita, naufragata stanca, approdo da me. Mi guardo in uno specchio e mi riconosco non perché io veda me stessə ma perché so come funzionano gli specchi: le mie forme cambiano, sfumano nell’imprecisione, io assisto, assente, non cambio nulla. Scrivo, penso. Penso moltissimo. Scrivo un po’ meno. Mi conquistano sonni inevitabili, seppur brevi. Dentro alla bocca, sulla lingua, passano sapori imprescindibili. Il freddo sotto ai piedi, il sudore del collo, un’unghia sporca. Io rodottə a sensazioni, io all’erta, io vigilissimə, io pienə di noia e nostalgia e dolcissima semplicità. Quanto è diventata facile ed essenziale questa vita rallentata. Ho ricominciato a respirare e tutte le nuvole si sono dissipate per un po’.

Leave a comment