panorami

Negli ultimi mesi, settimane, ho visto più panorami che nella mia vita intera, tutta, o così almeno mi sembra. Sono sfrecciata piano e veloce, su ruote, su strada, su acqua, con gli occhi vigili, a percorrere il mondo in un modo tutto mio. Strano come questo modo di navigare lo spazio abbia cambiato il mio modo di essere nel mondo, di percepire le distanze, come se nulla fosse veramente irraggiungibile. Forse, a questa libertà di confini, si è accompagnato un coraggio che ho coltivato piano, nell’ombra di timidezza e molta paura, ma che si è fatto più forte, piano piano, alimentandosi da solo. Percorrendo il mondo ho reclamato un posto, reclamando un posto ho smesso di dubitare che ne avessi diritto – e per quanto si potrebbe dire certo che ho diritto di stare qui, so che non sono l’unica a cui è stata strappata, in continuazione, questa convizione, finché anche solo un certo tipo di speranza è sembrata fuori luogo, e poi, un’esistenza intera, e poi, tutto, ormai gettato nel dubbio. Mi sono chiesta così spesso come, nonostante tutto, io sia ancora qui, da dove arrivi questa forza incredibile di fare e voler continuare nelle direzioni più disparate, in condizioni aride, ho pensato spesso: sono un fiore nel deserto.

Non sono capace di felicità, ma trascorro a volte momenti di insopportabile grazia.” (Bella mia, Donatella di Pietrantonio, Einaudi)

Non lo so se non sono capace di felicità, non mi piace pensarlo. Percorrendo il mondo mi sono spesso sentita dilaniata da quell’insopportabile grazia
– un batuffolo di polline intrappolato
– un cerbiatto fermo al bordo di un prato, nell’ombra
– una discesa dall’asfalto liscio
– e panorami spettacolari, fugaci, avvolti dal silenzio
– delle lanterne su un balcone
– il cielo di colori pazzeschi


Ho compiuto scelte mie, deviazioni dopo strade sbarrate, la scelta di continuare su strade impervie, pensando che sarebbero migliorate, o quella di percorrere l’ennesima salita, e ho pensato, se questi panorami che scompaiono nella coda dell’occhio non sono altro che una conferma continua di essere da qualche parte, di vita, allora anche io esisto, vivo, mi muovo, di nuovo, anche dopo che sono stata negli stessi posti del cuore per moltissimo tempo. Muovermi fuori mi ha aiutata a muovermi dentro, a scongelare un inverno dell’anima, l’eterno gelo dei timori di lunga data.

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