mi hai indicato il cielo con la mano
hai detto “guarda”
ma io già non ti ascoltavo
– lontano mi era sembrato di
scorgere altro,
e mi sono distratta.
oppure, la volta che non ho saputo che dirti
mi sembrava che con le mani prendevi il mio sguardo
lo tenevi nei palmi
ne bevevi piano
senza togliere i tuoi occhi dai miei.
un altro pomeriggio freddo
e grigio, quando ci eravamo messi a fare i chilometri insieme
c’è stato un momento di solitudine
ed io ero io e tu
eri tu
e potevamo prendere strade opposte ma non l’abbiamo fatto.
quel giorno che ho rifiutato il mattino
ho detto no, ma poi ho comunque fatto il caffè
quanti convenevoli, quanta confusione
in inizio giornata,
quanta grazia.
ho pensato ad un certo punto di farcela
che esistessero esistenze parallele
altre versioni di me che avrebbero riempito
tutti i futuri possibili,
e quest’immagine mi ha calmata.
ci sono parole che non dici
pensieri che non pensi
labirinti d’impressioni silenti
mi chiedo ancora che mondo hai dentro
e quando me lo mostri è sempre qualcosa
che non mi aspettavo.